Punti di forza delle Cartiere di Trevi sono la qualità della materia prima e della lavorazione. Citerei anche ...
Provata una volta, la userai per sempre!
In questi giorni si parla di Paper Week, la settimana nazionale promossa da Comieco, con eventi in tutta Italia dal 13 al 19 Aprile 2026: cartiere aperte, laboratori, incontri nelle scuole, visite guidate. Un’iniziativa che, ogni anno, prova a fare una cosa semplice ma fondamentale: rendere visibile ciò che normalmente non si vede. Perché la carta è ovunque. Ma il suo viaggio, quasi nessuno lo conosce davvero.

Eppure, gli errori nella raccolta differenziata sono ancora frequenti e rischiano di comprometterne la qualità. Per questo nasce la Paper Week, la campagna nazionale promossa da Comieco per sensibilizzare cittadini, scuole e imprese sull’importanza di conferire correttamente la carta. Il messaggio di quest’anno è semplice: “Non t’incartare”. Riciclare bene è facile, basta mettere ogni cosa nel posto giusto. A raccontarlo, con ironia, sono Ale & Franz, che attraverso sketch leggeri mostrano quanto sia semplice evitare gli errori più comuni.
Anche noi qui in Cartiere di Trevi facciamo la nostra parte. Partecipiamo alla Paperweek sin dalla prima edizione. Non con uno stand. Non con una presentazione istituzionale. Ma mostrando direttamente dove tutto comincia. Due giornate, due realtà diverse: il giovedì abbiamo ospitato gli studenti della scuola Guido Alessi Roma arrivati a Trevi in treno. Ragazzi di seconda media. Curiosi, diretti, senza filtri. E proprio per questo, perfetti.

Il venerdì con la classe elementare della Scuola IC Parini di Montefalco. Con i più piccoli è stato diverso. Bambini della 1a e 2a elementare. Meno domande tecniche, più occhi spalancati. Meno teoria, più stupore. Con loro ogni passaggio diventa una scoperta: la carta che si scioglie nell’acqua, le impurità che affiorano, le macchine che separano e trasformano. E soprattutto una cosa che colpisce sempre: capiscono subito il senso. “Quello che buttano a casa non sparisce, ma continua il suo viaggio”. Perché quando parli di carta a un adulto, spesso devi smontare convinzioni. Quando parli a un ragazzo, invece, puoi costruire da zero.

La domanda iniziale è stata semplice: “Secondo voi, da dove nasce la carta?” Le risposte? Quelle che tutti immaginiamo: dagli alberi, dalla natura, dal legno. Tutto vero, ma solo in parte. Abbiamo spiegato, che oggi, una grande parte della carta nasce da fibra riciclata, raccolta ogni giorno nelle nostre città. Una materia prima che non si estrae, ma si recupera. E che esiste un equilibrio tra: carta da riciclo, fibra vergine certificata (come quella garantita da sistemi come FSC).
Un punto fondamentale, spesso ignorato: non c’è contrapposizione tra industria e ambiente, quando il sistema funziona bene. Anzi. Come ricorda anche Assocarta, in Europa le foreste sono in crescita.
Per ogni albero utilizzato, ne vengono piantati più di uno. Non è una teoria. È una filiera organizzata.
Qui arriva uno dei luoghi comuni più radicati: “Tanto poi mischiano tutto.” È una frase che abbiamo sentito mille volte. E probabilmente anche molti di quei ragazzi l’avevano già sentita a casa. La risposta non è stata teorica. È stata concreta. Abbiamo raccontato cosa succede davvero quando la carta arriva in cartiera: arriva già separata, segue filiere dedicate, viene controllata, selezionata, lavorata. Ma abbiamo anche detto la verità, senza filtri: non tutto è perfetto. Dentro la carta da macero troviamo ancora: plastica, metalli, materiali non idonei, Errori quotidiani, fatti in buona fede. E lì si apre un punto chiave.

I ragazzi sono rimasti colpiti da un fatto: la carta che arriva non è mai “pulita” al 100%. E allora come si fa? Qui entra in gioco la parte industriale, quella meno visibile ma più affascinante: impianti di selezione, sistemi di pulizia, tecnologie che separano le impurità dalla fibra, Abbiamo spiegato che il nostro lavoro è proprio questo: recuperare valore da qualcosa che valore, apparentemente, non ha più. E anche ciò che non può essere recuperato, non viene sprecato: gli scarti vengono destinati a recupero energetico tramite termovalorizzazione. Un altro passaggio importante, perché mostra una cosa concreta: nel ciclo della carta, quasi nulla va davvero perso.
Molti eventi della Paper Week, come quelli organizzati da realtà industriali in tutta Italia o iniziative locali come laboratori e mostre didattiche, hanno lo stesso obiettivo: far vedere. Perché finché parli di riciclo, resta un concetto. Quando lo vedi, diventa reale. E questo vale ancora di più per i ragazzi. Durante le giornate abbiamo visto una cosa interessante: all’inizio ascoltano. Poi iniziano a fare domande. E a un certo punto, iniziano a collegare.
“Quindi quello che butto io… arriva qui?”
“Quindi se sbaglio, creo un problema?”
“Quindi si può rifare tante volte?”
Ecco il momento che cambia tutto.
Se c’è un messaggio che ci siamo portati a casa da queste giornate è questo: la carta non è solo un materiale. È un sistema collettivo. Funziona solo se funzionano tutti i pezzi: chi consuma, chi raccoglie, chi seleziona, chi trasforma. E ogni errore, anche piccolo, si ripercuote lungo tutta la filiera. Ma vale anche il contrario: ogni gesto fatto bene moltiplica il valore.
Queste giornate non sono state solo formazione. Sono state un piccolo investimento culturale. Perché parlare di carta significa parlare di: abitudini quotidiane, responsabilità, consapevolezza. E soprattutto significa sfatare falsi miti: che il riciclo non serva, che tanto venga tutto mischiato, che la carta significhi automaticamente deforestazione. La realtà è più complessa. Ma anche molto più interessante.

Alla fine delle due giornate, la sensazione è stata chiara: non abbiamo semplicemente spiegato qualcosa. Abbiamo acceso un dubbio. Una curiosità. Un modo diverso di guardare un oggetto semplice come un foglio di carta. Ed è proprio questo il senso della Paper Week. Non raccontare quanto siamo bravi. Ma far capire quanto sia importante quello che facciamo, tutti i giorni, spesso senza accorgercene.
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